Salvate il soldato Peter

Col vezzo tipico dei critici di fumetti, di paragonare autori del settore a questo o a quello di altri settori espressivi - per cui c'è chi ha definito Hogarth "il Michelangelo dei fumetti", chi in Raymond ne ha visto "il Caravaggio", chi ha voluto sentire il Pratt "lo Stevenson" e via discorrendo - mi piace alludere a Sergio Stainocome al "Goya dei fumetti": pensando al Goya delle "pitture nere", delle imaggini tragiche e ossessive, specialmente quelle da lui dedicate - come testimone angosciato delle violenze e delle brutalità del conflitto franco-spagnolo - nel 1810 ai Disastri della guerra.

Due secoli dopo, Staino tratta con non minore potenza visionaria di uno sferzante autore satirico della forza - per dire - di uno Scalarini le nefandezze che si vanno perpetrando in Iraq col [solo parzialmente giustificato] pretesto della peraltro orrenda strage dell'11 settembre. Il volume raccoglie i suoi interventi sul tema via via usciti (ma che, beninteso, tuttora continuano) sul quotidiano l'Unità e rivelano una aggressività satirica espressa ora attraverso racconti di sferzante critica (a volte espressi tramite fumetti con il suo Bobo quale "testimonial") ora con un testo vignettistico irto di metafore dalla tagliente lucidità e/o dalla tremenda valenza funebre. E benchè, ciononostante, tutte queste "storie" non manchino di una loro levità di tocco, tuttavia esse testimoniano la battaglia civile di uno che non rinuncia a dire la sua su come vanno le cose.

Gianni Brunoro

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