|
Com’è tranquillizzante e banale definire l’età
dell’uomo con gli aggettivi più ovvi. Tranquillizzante,
banale e facile dire che un bambino è inesperto, un vecchio
è saggio, un giovane è, manco a dirlo, impulsivo.
Il che qualche volta è anche vero. Ma mica tanto spesso.
Perché, al contrario, ci sono un mucchio di bambini saggi,
giovani compassati, adulti impulsivi e vecchi inesperti. I luoghi
comuni sono capaci di imprimersi sulla nostra pelle come tatuaggi.
Difficilissimo poi tirarli via. Bisognerebbe essere testimoni
della vita vera, non di quella inventata dai nostri desideri
di certezza (e forse neppure basterebbe).
Per esempio bisognerebbe conoscere la vita quella vera, per
esempio quella all’interno delle famiglie. Dove non sappiamo
cosa accade perché nessun censimento ce lo dice davvero.
Di cui conosciamo qualcosa solo perché quasi tutti hanno
o hanno avuto una famiglia in cui stare. Dove troviamo tanti
computer di fronte ai quali i bambini diventano molto capaci
ed esperti. Di cui si sente tanto parlare perché bisogna
difenderla a tutti i costi, dicono certi politici, o perché
bisogna stare attenti a difenderla troppo, dicono altri (anche
la mafia ha il mito della famiglia, pare). Oppure perché
spesso la cronaca riporta tragedie familiari che rivelano come,
questo nucleo fondamentale della società umana, ogni
tanto possa sfasciarsi, spezzarsi, sgretolarsi. Scoppiare.
Fortuna che c’è Bobo. Lui ci apre la porta di casa
e ci fa vedere tutto quel che vi accade. Anche le scene più
imbarazzanti e segrete. Anche i litigi, le ripicche e le sfuriate,
infantili tra i grandi più che tra i piccoli. Sono buffi,
buffissimi, loro; quasi come noi. E quasi come certe figure
disneyane. Perché c’è del Paperino in Bobo,
c’è qualche accenno di Minni in Bibi, ci sono tratti
di Qui, Quo, Qua in Ilaria e Michele. Ma con una differenza
basilare: Bobo e Bibi sono sposati, e Ilaria e Michele sono
i loro due figli. Nessuno zio, nessun nipote, nessuna eterna
fidanzata. Con Sergio Staino entra in ballo la famiglia vera
e propria, italica, toscana e anche cosmopolita (Bibi è
sudamericana). Non si tratta di una situazione eternamente transitoria,
come quella dei fumetti Disney. Qui, piuttosto, c’è
il reale eterno presente di una famiglia nostrana ufficialmente
unita.
Quello di Bobo è un “reality show fumettistico”.
Il che è già una contraddizione in termini. Staino
non ci presenta quello che accade realmente nella sua famiglia,
ma solo quello che accade realmente nella sua famiglia fumettistica,
immaginaria, ripensata, ricreata. E, almeno in questa, il ruolo
più imbarazzante se lo accolla lui, cioè lui attraverso
Bobo, suo alter ego: è Bobo a fare sempre la figura più
barbina ed esilarante. Per almeno tre motivi, che investono
anche l’ideologia stessa del fumetto.
Prima di tutto, Bobo è un gran signore, nonostante tutto.
Per poter prendere in giro gli altri componenti della famiglia
deve necessariamente porsi sul piano più basso della
scala dei valori. Una volta che lo si è visto impazzire
per l’igiene dentale, o con il clistere in azione, Bobo
si è spianato la strada per le (peraltro più moderate)
brutte figure degli altri cari di casa. Secondo: Bobo sa da
tempo che il privato è politico. E sa che rivelare i
piccoli insuccessi personali all’interno della famiglia
può risultare provvidenziale per la comunità dei
padri italiani e di sinistra come lui. Il suo è, dunque,
un atto di fede, un immolarsi di fronte alla pubblica utilità.
E infine, motivo non meno importante: è l’uomo
il bersaglio più vero e più facile. Tanto più
se è un padre di sinistra, cresciuto con i valori della
resistenza e del marxismo e passato attraverso mille capovolgimenti
sociali, riflussi, governi, mode, attraverso il mito del posto
fisso e del Sessantotto, delle comuni e della casa fitto bloccato,
di Bakunin e di Mao-Tze-Tung, delle liberazioni femminili e
dello yuppismo, del capitalismo e della mobilità (così,
spiluccando qua e là nella storia recente, tanto per
non fare una troppo lunga lista della spesa).
Chiunque sarebbe rimasto tramortito da tanti cambiamenti (e
infatti molti, pure troppi, si sono persi per strada). E invece
Bobo è riuscito, nonostante tutto, a mantenere salda
una sua linea. Staino, ovviamente, può scherzare su tutto,
anche sui principi etici del suo personaggio. Ma tradirli: questo
mai. Scoppiasse pure la bomba atomica o arrivassero i marziani,
certe convinzioni sul corretto svolgimento della vita sociale,
certi valori “di sinistra”, quelli fanno parte del
personaggio, del suo DNA. Il quale da una parte vive la difficoltà
di mantenere fermi quei punti fermi, dall’altra la necessità
di continuare a cambiare: perché questo prevede non solo
la storia dell’uomo ma anche il suo stesso pensiero progressista.
Così mentre tutto intorno si muove e si trasforma Bobo
deve capire cosa seguire e cosa no, a cosa appoggiarsi e cosa
lasciar cadere. A dire la verità Staino sembra saperlo
molto meglio del suo personaggio, ma poi dove cominci uno e
dove finisca l’altro non ha molta importanza appurarlo.
Si diceva di Paperino, prima. Ma c’è anche un altro
grande successo di carta che Bobo forse non ha influenzato ma
che sicuramente ha anticipato. Sono i Simpson di Matt Groening,
che, guarda caso, vengono anche loro da una visione americana
underground e di sinistra. Certe affinità tra la famiglia
di Homer e quella di Bobo sono evidenti. Ma guai a confondere
i due personaggi, anche se certe volte l’insuccesso personale
li sprofonda nelle stesse abiezioni. Da qualsiasi parte lo si
guardi Homer è un cialtrone ignorante zotico, capace
comunque, al termine delle sue peripezie, di farci tenerezza.
Il personaggio di Staino è diverso. Da qualsiasi parte
lo si guardi Bobo è un idealista coraggioso fragile intellettuale.
Che poi sia in grado anche lui di farci tenerezza, soprattutto
se in qualche modo ci rispecchiamo in lui, è un altro
discorso. Ma Bobo, al contrario di Homer, un’umanità
nuova la vuole, la pretende e, quanto è vero il mondo,
riuscirà a costruirla (qualche mattoncino lo ha già
messo su). Deve solo risolvere un problema piccolo piccolo:
stabilire quale sia il margine che divide la teoria dalla prassi.
Roba di qualche tempo e poi Bobo presenterà il conto
alla Storia. D’altra parte, come diceva il vecchio adagio
di qualche anno fa a lui tanto caro? Ah, sì, ecco: pagherete
caro, pagherete tutto.
Luca
Raffaelli
|