Ho accolto con entusiasmo la proposta di una storia illustrata della nostra Cooperativa realizzata da Sergio Staino. Non solo perché la proposta arrivava “a pallino” nel 150° anniversario della nascita della prima Cooperativa del mondo, ma perché ho avvertito subito che si trattava di una occasione eccezionale per intrare direttamente in contatto, grazie alle doti artistiche di Staion, con centinaia di migliaia di adulti e ragazzi offrendo loro la possibilità di ricordare, giudicare, riflettere sul fenomeno cooperativo.

Un modo cioè di consentire, in forma agevole e divertente, ai più giovani di sapere e capire come questa nostra grande Cooperativa sia nata e si sia sviluppata grazie agli ideali, ai sentimenti ed ai comportamenti di migliaia e migliaia di persone. Un modo per far rivivere ai meno giovani squarci della propria vita vissuta vicino alla Cooperativa o insieme ad essa. Agli uni ed agli altri, uno stimolo a verificare che la Cooperativa sia rimasta fedele ai suoi ideali e risponda ai propri compiti istituzionali, sperando che possano appassionarsi nuovamente alle sue vicende impegnandosi affinché anche in futuro essa proceda sulla giusta strada.

Non c’era quindi l’intento di scrivere un pezzo di storia con la “esse” maiuscola, né Staino avrebbe mai accettato un simile incarico. Egli non potrebbe mai essere uno storico perché non ne possiede la freddezza, la glacialità, il distacco. Il suo è raziocinio accorato. Staino, cioè, pur osservando dall’alto e con acume epoche e circostanza, le vive dal di dentro, appassionatamente, scandendo il tempo con i battiti del cuore dei suoi personaggi. Le caratteristiche artistiche di Staino si sposano quindi perfettamente con l’intento dell’opera. Da questa azzeccatissima simbiosi esce fuori un risultato eccezionale. Tantissimi si riconosceranno nei vari personaggi.

L’episodio narrato ed illustrato da Staino non sarà magari, nei particolari, del tutto uguale a quello che abbiamo vissuto, ma fedelissimi risultano sentimenti, motivazioni, stati d’animo e realtà sociale nella quale l’episodio si colloca. La Cooperativa ne esce come uno spaccato della nostra Società nel quale si rimette al centro l’essere umano.
Il business, il consumo, si ridimensionano al ruolo di strumento al servizio dell’uomo nella sua interezza. La Cooperativa è insomma un pezzo di quel palcoscenico su cui si svolge la vita della nostra gente.

Ed è un moto di solidarietà vera e spontanea che fa nascere la Cooperazione e che ne contraddistingue la evoluzione. E’ questo il filo ininterrotto che unisce tutti i Bobo, le Bibi ed i Molotov facendone punti fermi contro ogni forma di ingiustizia. Ed è proprio quel filo che ci conduce da 150 anni or sono fino ad oggi per mettere a fuoco quanti sono ancora in tutto il mondo i poveri, i deboli e gli indifesi.

Noi e la Coop abbiamo fatto abbastanza? Potevamo fare di più? Cosa e quanto possiamo fare in futuro? A queste riflessioni ci porta la struggente opera di Staino. Ma c’è un’altra domanda che aleggia dalla prima all’ultima pagina: di quale Coop c’è bisogno? A mio parere occorre una Coop forte, fortissima, capace di creare risorse, di aggregare, di rispondere adeguatamente ale esigenze dei consumatori, che sono esseri umani. Dopodiché deve intervenire una Coop sensibile, solidale, generosa, responsabile e coraggiosa che utilizza quelle risorse destinandole con sapiente dosaggio alla Cooperativa, alla Società più in generale, a chi ha veramente bisogno.

Staino è stato grande. E’ riuscito a farci sorridere, ad emozionarci, a commuoverci. E’ riuscito soprattutto a farci riflettere ed a darci nel contempo una iniezione di fiducia per il futuro. E Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno in questa Italia, in questo mondo, in questa fine del XX° Secolo!

Turiddo Campaini
Presidente dell’Unicoop Firenze

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