Come tutte le storiche menzogne, come le infami bugie, come le notizie destituite di qualsivoglia fondamento, anche quella “diceria” nacque in un piccolo ambito, quasi per caso, in una città di provincia, un tempo sede di fulgori calcistici e di glorie universitarie , poi qiuetamente decadute, e fu diffusa in modo abile e sornione, un po’ dovunque, seguendo gli incogniti itinerari delle pestilenze o delle epidemie di tonsillite.

Non si conosce il nome dell’inventore della “diceria”, ma si sa per certo che l’orrendo individuo apparteneva alla Razza Indiana (tribù dei metropolitani , nazione Damsica) e che cominciò a far danni nel 1977, in primavera. Il contenuto della “diceria” è noto a tutti, ma qui conviene riproporne il succo perchè le memorie che sono collettive sono anche labili. Si “diceva”, dunque, che tutti gli appartenenti al Grand Old Party (GOP), nel momento stesso in cui ritiravano la tessera perdessero la facoltà di ridere e addirittura smarrissero anche la più modesta e casuale propensione al sorriso o al sogghigno. Con l’occhio fisso ai visi onesti e tetri (normalmente ornati da baffi rassicuranti) dei loro funzionari, i militanti del GOP passavano dalla Festa del Tessaramento alle Feste, locali e nazionali, del loro organo di stampa, “Variety”, da una “raviolata con vermouth” per celebrare i centotre anni di un fondatore del GOP ad una corsa ecologica per rammentare l’esistenza dei Circoli per i Reduci Confederati (i cosiddetti “Arciuisp”, dal nome del ginnasta inglese che li inventò , il barone D’Arcy up Spinter) e non ridevano mai.

Non ridevano mai, naturalmente, solo nelle velenose testimonianze degli “untori” che propagavano la “diceria”. Perchè, in realtà è bene ribadirlo con forza, ridevano anche loro, forse perfino più della media degli altri cittadin. Gli abominevoli“untori”, per esempio, fingevano, con pertinace ostinazione, di non aver mai visto la fulgida bocca di uno dei dirigenti del GOP, un professore universitario a cui si ispirò Victor Hugo per il suo romanzo L’uomo che ride (e anche per due acquerelli , perchè Hugo era pittore, non solo scrittore) .e a cui guardò certamente Lewis Carrol per il suo garbatissimo poemetto, Il sindaco di Chesire (perchè il professore era anche sindaco, così come il dottor Jekill era anche Mister Hyde).

Ridevano gli appartenti al GOP, ridevano i tesserati con più bollini dei vecchi goliardi di una volta e ridevano i giovani, i “Gopicciotti”, con una tipica, squillante, argentina cascata di “Ah Ah Ah”, riconoscibilmente derivata dai fumetti di Bibì e Bibò.
Gli avversari del GOP, i membri dell’altra formazione su cui si fondava il nostro “bipartitismo imperfetto”, Comunione e Edificazione (Edilizia), che aveva sotituito la precedente compagine, Dovunque Costantemente (DC), ridevano certo con minore intensità e frequenza. Poi ridevano “acido”, tanto è vero che un semiologo di Buffalo (con due f, la città non il semiologo) l’autorevole professor Stoneval Albert Ronchey (pronun.”Roncìi”) scrisse un saggio di psicologia comparativa significativamente intitolato A labbra strette. Il riso in De Mita, De Musset, De Madariaga, Delly, Debacle. Con un’appendice sull’estasi precongressuale degli Uron e dei Formigon del South Dakota.

La “diceria” si rivelò presto per quella che era: una squallida arma impropria, destinata a svilire l’immagine pubblica dei singoli militanti del GOP e del partito nel suo complesso. Ma gli “untori”, piuttosto poveri quanto a memoria storica, non sapevano che il Grand Old Party è quasi fatto tutto di orgoglio e di patriottismo: basta stuzzicarlo a proposito di un tema o, chissà, in riferimento a una “problematica” e il glorioso organismo si squassa, si leva su come Farinata, mostra tutti i suoi muscoli.
In questo caso, per lavare l’onta dell’offesa si dovevano peraltro mostrare più propriamente i denti, e quel professore universitario dal sorriso indelebile fu convinto a dimettersi da sindaco e spedito in giro per il paese a organizzare corsi di aggiornamento su “Silvio Spaventa Filippi, l’umorismo del ‘Corrierino’ e l’opposizione a Giolitti”. Oppure a convocare “attivi” provinciali dove si discuteva di “Socio-biologia e solletico”.

Fu tutto un fiorire di sezioni dai nuovi nomi: la “Bachtin”, la “Swift”, la “Stanlio e Ollio” (che, anche nella denominazione, rammentava l’avvenuta unificazione di due sezioni precedentemente separate). E il riso crebbe, prima inbarazzato e contegnoso, poi via via più robusto, consapevole, fluviale, inarrestabile.

Si provvide a creare centri di specializzazione, per così dire “tematici”. Barzellette addirittura su esponenti del GOP (perchè ridere di se stessi è arte fine e complessa), disegni satirici “senza parole” su avversari dotati di sembianze particolarmente “caricaturabili”, strisce di fumetti con personaggi “fissi” in cui si poteva ridere in base a raffinate “metafore del politico”: tutto un universo giullaresco e carnevalizzante che schiacciò i protagonisti della “diceria” e li mise in fuga, curvi sotto il peso delle loro menzogne. Dopo il riso battagliero venne il sorriso pacato, vigile, ma sicuro della propria vittoria.

Era giunto il momento di passare ad una seconda fase: a ridere di “microstorie” che esplorassero un po’ di privato, narrando vicende di coppie e di prime colazioni, di maschi in cucina e di amiche a letto, di tentazioni in tinello, di intricati itinerari nelle terrazze.

L’indiano aborrito non c’è nemmeno più.

Chiuso nella sua riserva ha troppo da fare per tentare di sopravvivere, neanche si sogna di mettere in giro “dicerie”. E ora si ride del riso più fino, profittevole, meglio utilizzabile in vista della rinascita di un paese da troppo tempo in crisi: il riso pedagogico.

Sì, sono sempre esistiti i “cattivi maestri”. Papi, condottieri, Primi Ministri, banchieri: tutti a insegnare sozzerie, con l’esempio, che conta più della parola. Ma ci sono anche i “buoni maestri”, oggi specialmente.

E ci insegnano a sperare, a guardare avanti. Gli anni di piombo, con i cappuccini approntati da maschi assonnati per mogli ducesche, gli anni dei mariti inermi, tartassati da un lessico che li vedeva inevitabilmente perduti, sono finiti. Una onesta dissimulazione si fa strada nelle cucine, il “quotidiano” non è più solo “loro”. Presto, ai mercatini, si rivedranno le signore con le sporte della spesa. E, vivaddio, saranno “giovani signore”, perchè col riso si governa, perbacco. E il riso, giustappunto, logora chi non ce l’ha.

Antonio Faeti

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