Altri disegnatori satirici battono la strada dell’astrazione e tipizzazione, altri ancora quella della raffigurazione caricatamente irriverente, a suo modo anch’essa irreale. Staino invece tratteggia sempre individualità ben definite nelle loro differenze, non ci sono due volti che si somiglino, gli stessi protagonisti appaiono diversamente atteggiati, calzati, vestiti, pettinati (o spettinati) a seconda dei giorni e delle situazioni.Se oltre le figure in primo piano si intravede un arredo, è evocato nel dettaglio. Bobo non legge il giornale, legge un certo giornale, che è per lo più l’Unità, o magari, una volta, Il Giorno : ma ,se ci fate caso quel che importa è che legge un certo ben preciso numero dell’Unità una volta, un’altra un numero diverso, e Il Giorno è proprio quello di una ben determinata giornata. Il tratto scherzoso àncora sempre il disegno a una situazione particolare.

Anche i circuiti della comunicazione sono rappresentati con pari fedeltà alla diversità dei modi d’esprimersi: aggressiva Erna , pungente la moglie di Bobo, con candide riprese delle formule Ilaria, duro e tagliente Molotov... Tutti parlano con tutti, Bobo non è l’unica voce in campo, anzi spesso il gioco sta nella sua marginalizzazione, nel suo ridursi o esser ridotto al silenzio. In effetti, nella striscia non conta soltanto questa o quella battuta o la solo battuta finale, che a volte, come si diceva, manca del tutto, ma contano il succedersi e l’intrecciarsi delle battute nelle e con le situazioni messe in scena dalle immagini. Qualcuno, come Paolo Conte, lo ha già intuito: quelle di Staino sono microsceneggiature, ironiche e drammatiche, in cui l’intreccio e il senso d’insieme comandano, e dialogo e disegni ne sono la proiezione concreta.

Anche per questa qualità scenica, drammatica, le strisce ci mettono dinanzi a scene di vita familiare molto particolari, molto realistiche. Questo non contraddice la giusta osservazione che ha fatto uno dei lettori più attenti delle strisce di Staino,Saverio Tutino, che qualche anno fa scriveva: “la qualità principale di Bobo mi pare sia questa: lui ha una visione generale su tutti i problemi, che di solito si affrontano in maniera soggettiva e settaria, dispettosa e arrabbiata”.

Lo strumento per salire dalla rappresentazione di situazioni molto circostanziate, puntualmente cronachistiche, all’espressione di una “visione generale” è per Staino la presentazione ironica delle cose, la satira.

Il bersaglio ricorrente della satira di Staino e, per la verità, anche di molti altri vignettisti è Craxi. Questo dipende da varie cose: dall’anticomunismo latente, spinto a livelli non sempre confessabili, che a tratti tormenta Craxi, e che un comunista come il Bobo di Staino avverte e npn può tollerare; dal fatto che Craxi ha e sa esibire una personalità assai più rilevata e rilevante di altri uomini politici italiani contemporanei, infine dal fatto che, diversamente da altri, Craxi si infuria per le vignette satiriche che lo riguardano. In una recente discussione sulla satira politica (l’ha pubblicata L’Ora di Palermo) Staino stesso ha detto: “ I politici hanno scoperto che la satira può essere una forma di pubblicità. Per questo, alcuni di loro ci chiedono di essere caricaturati sempre più spesso. Certo, ce ne sono pur sempre molti che continuano ad arrabbiarsi. Non tutti però ci danno le soddisfazioni di Craxi, che è un tipo violento, emotivo, e quando si scalda diventa paonazzo. Ci sono politici che, al contrario per la loro impassibilità ci fanno venire voglia di cambiare mestiere. Andreotti, per esempio...”.

Ma l’obiettivo di Staino è sbeffeggiare Craxi (e altri) o rappresentare Bobo che sbeffeggia Craxi? L’obiettivo o, diciamo meglio, il risultato effettivo del lavoro di Staino è questo secondo. Lo stesso anticraxismo è qua e là presentato con umoristico distacco, come nella striscia del 24 marzo 1985, così come l’ironia investe a fiotti tutta la amata militanza comunista, perfino la condanna dell’imperialismo americano (23 giugno 1985), perfino l’amarezza per le sconfitte elettorali del Partito comunista (30 giugno 1985), perfino L’Unità , e Natta e i rapporti di Bobo con Natta, perfino la rete di affetti che stringe tra loro Bobo, la moglie, Ilaria e Michele (3 marzo 1985).

Non cè esperienza che, riflessa nel microcosmo familiare di Bobo, non trovi la sua distaccata ironica rappresentazione in queste strisce: fatti, figure, persone, tic, caratteri, atteggiamenti, passioni, idee.

Di qui, un frequente giusto apprezzamento di queste strisce come (direbbero Galilei e Natta: striscia del 27 gennaio 1985) speculum temporis . Ha detto Vincino, il noto disegnatore: “[Staino] racconta bene la sua età, riesce a parlare delle tante facce di una mentalità precisa che corrisponde a quella dei suoi contemporanei”. E, con la consueta acutezza, Oreste del Buono: “Sarà difficile per uno storico del costume politico, ma anche sentimentale di questi anni, di piombo, di ghisa, di latta, di stagnola, ricostruirne il clima senza ricorrere alla testimonianza dell’operaio disinibito Cipputi di Altan dell’intellettuale perplesso Bobo di Staino”. E con tutto il peso della sua autorità dice analogamente Eco: “Lo storico del futuro che, all’interno della sua calotta di plastica antiradiazioni, voglia capire che cosa è successo a una generazione italiana, oltre ai molti rispettabili documenti che si troverà a sfogliare, dovrà tenere presente anche Bobo, forse più dei libri di Toni Negri, dei discorsi di Berlinguer o delle annate di Lotta Continua “.

Eco e Del Buono hanno già detto assai bene che la chiave di volta della capacità di rappresentare totalmente l’epoca sta nel fatto che Staino mette spregiudicatamente in scena, con un sorriso ironico, i limiti, le fragile certezze, le perplessità del suo Bobo. Se Craxi avesse voglia di occuparsene, potrebbe constatare che assai peggio di lui Staino tratta Bobo, cioè se stesso e le sue stesse passioni, e spesso assai più impietosamente. Ma questo è essenziale: l’ntegralità del documento è affidata al fatto che Bobo, anche Bobo, è messo a nudo, ben prima e più di Natta, con un’ironia che dissolve ogni difesa.

Così Bobo appare “perplesso”, “amletico”, come più o meno in fondo, più o meno ben nascostamente siamo tutti, anche i Rambo, anche i lanciatori di pietre contro il peccatore: perchè sia evidente, basta che qualcuno o qualcosa, l’ironico tratto grafico di Staino, in questo caso, faccia saltare le difese.

E arriviamo con ciò al punto più difficile. Perplesso e amletico, pieno di dubbi, tollerante, storicizzante (Saverio Tutino non ha esitato a fare i nomi di Vico e Labriola, “ senza esagerare”)., Bobo-Staino non ha però dubbi sulla posizione da tenere. In questo, ricorda un po’ certi personaggi degli Short Tales di Stevenson: il missionario di Qualcosa di vero c’è sempre , o il pirata che , mentre crolla il Walhalla, sceglie lui solo, di “andare a morire per Odino”. Bobo-Staino sta al pezzo,come dicevano i vecchi. Cognitivamente è pieno di dubbi, ma eticamente la sua scelta è fatta, ed è quella della gramsciana “piccola sentinella” che lavora per il grande esercito dell’uguaglianza, della liberazione della gente dalle paure, dalle oppressioni, dai ricatti, dagli sfruttamenti. Non sempre i passi che facciamo sono giusti, ma la strada da percorrere è quella, e nessuno dovrebbe vietarci di percorrerla più facilmente, cioè con un tollerante, ironico e autoironico sorriso. Perchè alla fine sembrerebbe questo il senso di tutta la faccenda, il fulcro della “visione generale”: che Bobo potrebbe ben dire, come dice il detto inglese (“rigth or wrong...”, “giusto o sbagliato...”), che la terra del comunismo “is my country”. E noi impariamo a dirlo (e qualche volta a ridirlo) con lui.

Tullio De Mauro

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