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Bobo! Eccolo che vien fuori da un rotolo proveniente da Scandicci,
si srotola su un tavolo della redazione di “Linus”.
E subito si impone all’attenzione e anche alla solidarietà,
per non dire alla complicità, a causa del suo carattere
inedito, originalissimo e insieme riconoscibilissimo per chiunque
ne segua le prime strisce. Un carattere dubbioso d’intellettuale,
ritratto, anzi autoritratto senza la minima indulgenza vittimistica,
un intellettuale amletico in grado di accumulare esitazioni
ed errori di valutazione continui, ma anche di ritrovarsi sempre
orientato verso la via giusta.
Sergio Staino spiegava in un’aggiunta ai suoi disegni
come lui fosse uno che tornava dalle parti del partito dopo
un’esperienza di superamento a sinistra che gli si era
rivelata albanesemente un poco angusta. Ma meglio ancora spiegavano
chi fosse l’autore e i suoi disegni, le sue battute, il
suo senso della grande avventurosità della vita quotidiana.
Da allora, tanti anni fa ormai, Bobo ha continuato a crescere.
Sarà difficile per uno storico del costume politico,
ma anche sentimentale, di questi anni, di piombo, di ghisa,
di latta, di stagnola ricostruirne il clima senza ricorrere
alla testimonianza dell’operaio disinibito Cipputi di
Altan o dell’intellettuale perplesso Bobo di Staino. Lavorando
di tocchi e ritocchi continui, minime aggiunte o sottrazioni
di sillabe o tratti Staino ha introdotto non solo la riflessione,
l’autocritica di militante, tra i fumetti frivoli di “Linus”,
ma anche e soprattutto l’umorismo, l’autosatira
costruttiva tra gli articoli impegnati de “L’Unità”.
Spericolatamente e meditatamente, Bobo ha condotto una campagna
per strappare anche in momenti non lieti il sorriso alle sue
spalle, alle spalle della propria debolezza d’intellettuale,
e insieme per il riscatto, proprio in forza del sorriso che
ci strappava, da ogni debolezza verso le convinzioni più
giuste, il ribadimento dell’unica condotta possibile.
Ma il mostro di Scandicci, il mostro in quanto autore geniale,
senza alcun riferimento all’altro mostro di ugual topografia
che vien puntualmente ricercato da oltra un decennio dalle forze
dell’ordine, non si è fermato qui. Staino non si
è accontentato, insomma, di un personaggio e di una funzione
azzeccatissimi, ha dato sempre più alle sue strisce la
dimensione,la profondità, la ricchezza di un romanzo.
Proprio così; i fumetti con Bobo protagonista o deuteragonista,
sono diventati a poco a poco inevitabilmente, un romanzo sottile,
complesso, accanito della nostra vita attuale, delle nostre
oscillazioni tra sconforti e speranze del nostro miscuglio di
privato e di pubblico. Un romanzo che nessuno scrittore laureato
italiano aveva saputo scrivere sino a ora , Staino l’ha
saputo non solo scrivere, ma anche disegnare.
Impossibile leggere Bobo senza immedesimarci. Non è indispensabile,
s’intende, immedesimarci con Bobo. I personaggi che lo
circondono sono tanti e tutti rappresentativi: C’è
libertà di scelta. Io, a esempio,mi immedesimo con Molotov,
e mi ci trovo bene, per non dir benissimo. E’ una bomba.
Oreste del Buono
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