Premetto che non me ne intendo di “strisce”, e tempo di essere considerato inadatto all’umorismo. Chissà perché, dunque, sono io a presentare questo libro. Chissà perché me l’hanno chiesto. Posso dire perché ho accettato. In verità Bobo e la sua famiglia mi incuriosiscono. Mi incuriosisce il segno di penna con cui vengono fuori questo Bobo e i suoi familiari, le cose che fanno ridere e anche quelle che non fanno ridere, a cui alludono.

Bobo ha il naso a patata, è quasi pelato, una barbaccia scarruffata (non sembra che vada mai dal barbiere). Se ho visto bene non porta i jeans, e nemmeno le bretelle. E’ corpacciuto; si vede quanto sta a letto con la moglie. Non è un “eroe” (o meglio, così è parso a me). Charlot è la grande celebrazione di un “eroe buffo”. Bobo non ha nemmeno l’eroismo della buffaggine estrema di Charlot. E’ “quotidiano”, in un altro senso. Ilaria è un po’ spiritata: è chiaro che è di un’altra generazione. Però è “figlia” di Bobo non solo in senso corporeo. E’ un po’ una rompiscatole per Bobo, che però ne ha bisogno. E’ curiosa la presenza delle donne in quella casa. Del resto i figli dli stanno sempre alle costole. Sembrano sempre ricordare a Bobo qualche cosa che lui tende a mettere da parte.

Bobo deve essere, diciamo così, “uno della base”, perché non ha nessuna greca. Non deve essere stato mai nemmeno segretario di sezione (o delegato sindacale): almeno lui non lo dice. Però è uno che ha la mania della politica. Si direbbe che ci pensa anche quando si lava i denti, o altro. In qualche modo ha la “fissazione” della politica. Fissazione: infatti ci torna, ci gira, ci rimugina, durante la giornata, anche quando non sta in una riunione, né ascolta una “tavola rotonda”. Ecco: la cosa che mi colpisce di più in Bobo e nella sua spiritata famiglia, è questo rimuginare sulla politica, in casa, direi persino a letto, e in pigiama. Non è strano, di questi tempi?

Gettiamo audacemente (come si dice) lo sguardo dinanzi a noi: nel futuro. Immaginiamo quando finalmente, anche in Italia (pensate) si relizzerà il governo degli Esperti; cioè di Coloro che Sanno. E basterà premere un tasto per individuare fra gli Esperti i più adatti: onesti, competenti, ordinati, efficienti, indefessi. E gli altri esseri umani, finalmente, saranno liberi dagli impicci e dai miasmi della politica; e potranno giocare a golf, oppure partecipare a migliaia di concorsi per quiz televisivi, si potranno fare, finalmente, sonni calmi, sereni, per così dire: “puliti”. E l’operaio in camice bianco potrà sfiorare i tasti del computer, con le incredibili modulazioni della mano con cui Gould suona Bach. Immaginiamo che in quell’età felice degli Esperti, si proceda a scavi riguardanti le torbide e disordinate civiltà del passato. Si troveranno reperti: tra i reperti, mettiamo, le “strisce” di Bobo e della sua famiglia. Si faranno studi, classificazioni, ipotesi. Probabilmente, la domanda più difficile sarà questa: perché Bobo e i suoi familiari discutono tanto, fra loro, di politica?

Bobo non è un “esperto” (mi sembra) di nessuna branca rilevante dell’Amministrazione; non è in nessuno staff che abbia un rilievo nelle Istituzioni. Perché allora quella cocciuta fissazione? La mia spiegazione di questa stranezza della famiglia di Bobo è nel curioso codice genetico che lo segna: Bobo è stato “comunista”. E’ stato? E’? E e non è? Non importa molto – non so chi saprebbe valutarlo – il suo livello e grado attuale di essere comunista. Anche perché oggi il termine stesso “comunista” è controverso: qualcuno dice che la specie è estinta, o è stata estirpata; altri sostiene che è vitale seppure sommersa; altri infine dice che sono in mutazione i suoi connotati.

Un dato però è sicuro. L’esser comunista di Bobo è chiaramente partecipe di quel particolare genere di comunisti che ha avuto un potente (e qualcuno dice: assai malsano) grado di sviluppo in Italia. Che questo attecchire del comunismo in Italia sia stato profondo e tenace, sembra proprio che sia vero. A riprova si può citare l’opinione di molti suoi tenace nemici odierni, alcuni dei quali addirittura giungono a parlare – per il passato – di una vera e propria “dittatura intellettuale dei comunisti”, il che è sorprendente visto che i comunisti in Italia prima (col fascismo) sono stati in esilio e in galera, e poi (con la Democrazia cristiana) sono stati per quarant’anni all’opposizione. Ad ogni modo le idee, i patimenti, le collere, le nostalgie di Bobo circa il comunismo targato P.C.I. le vedete sfogliando questo libro. Io ho detto: nostalgia. Probabilmente Bobo, se mi sentisse, si arrabbierebbe per questa parola. Giurerebbe che lui non è un “vetero”, anche se mi sembra che proprio gli si rizzano i peli della barba, se si nomina la Bolognina.

Nostalgia è una cosa profonda. Non c’è vita senza nostalgia, cioè senza memoria e senza lo struggimento dinanzi a una sconfitta. Qualcuno ha scritto da qualche parte che esseri umani senza memoria non hanno un futuro: non possono nemmeno pensarlo. Non so come andrà a finire a Bobo, e soprattutto a Ilaria. Credo che dovranno cercare molto, in tempi difficili. Dalla loro parte hanno una risorsa singolare: la politica, la passione politica, che entra in casa, che spunta fuori mentre ti fai la barba o stai in brache, essendo uno senza greche, non “esperto”. Pensate: la politica diffusa tra i “non esperti”: questo assurdo, questa contraddizione logica, questo azzardo…

Bobo e i suoi mi sono simpatici perché alludono a questo. Ciò che essi possono fare, nelle condizioni odierne, è arduo dirlo, dopo il diluvio che ha toccato – lo vediamo oggi – non solo la parte orientale del mondo- Ma che succederebbe se quella “fissazione” di Bobo per la politica scomparisse nel nostro Paese o addirittura in questo pianeta? Vedete: chi avrebbe mai detto che sarebbero riapprsi per le strade i nazisti, sì proprio loro, quelli delle croci uncinate, e senza nemmeno un po’ di trucco. Nessuno. Un tempo, quando questi nazi bruciavano il mondo, la politica entrò per forza nella vita della mia generazione: la possedette.

Per carità, so benissima che oggi per Ilaria è diverso. Altri mondi. Altri problemi. E tuttavia continuo a pensare che la politica che abita dentro le case di uomini e donne, che non sono né capi, né eroi e nemmeno gran che “esperti”, è la risorsa più alta.
Scusate la predica. Ve lo avevo detto: non sono adatto all’umorismo. Voi godetevi ora quel riso che sgorga da segni sottili sulla carta bianca, dove dubbi, domande, sarcasmi si mostrano in uno strabuzzare degli occhi o nello svolazzare dei capelli di Ilaria, e in lunghe volute ( come di fumo) in cui stanno scritti, graffiati, giudizi, passioni e collere.

Se volete spiegazioni ulteriori, chiedetele a Staino.

Pietro Ingrao

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