Nel Mondo di Bobo e famiglia

“Abbiamo fatto una profonda analisi politica... il governo delle sinistre per ottobre è sicuro”: questo, Bobo lo dice in stato di ebbrezza per abbondante libagione di un buon Montepulciano; invece, da sobrio, col compagno Molotov che gli prospetta trionfalisticamente le elezioni anticipate, non si mostra altrettanto ottimista sulla condizione futura del partito (e noi comunisti, giù nella merda...”). Nel mondo del fumetto, politico e non, Bobo è ormai un personaggio popolarissimo perche sprizza un sacco di simpatia con la sua personalissima fiducia incrollabile nei comandamenti ideologici e contemporaneamente con la grande umanità che gli consente di vagliare onestamente gli avvenimenti del quotidiano; e ci mette tanto di quel buonsenso da non irritare - persino dall’Unità che ospita le sue strisce - l’apparato, spesso chiamato in causa e irriso con critica pungente.

Bobo è la creatura di Sergio Staino (con l’accento sulla a, per favore” scrive egli stesso in uno dei suoi famosi fumetti), fiorentino dall’aria di comunista quasi pentito. La sua corte familiare è composta dalla moglie Bibi e dai figli Ilaria e Michele; i dintorni sono popolati soprattutto dalla vicina di casa Erna; nella sezione del partito domina la figura del compagno Molotov. Il mondo di Bobo è quello di un uomo semplice, magari un utopista, irriducibile sui punti elementari della dottrina politica di cui sa analizzare, da allineato-ma-non-troppo, le manifestazioni spesso confusionali, in cui alla sua coscienza è dato di inciampare giorno dopo giorno. Comunque, sotto la logica semplicistica che lo costringe all’autoingiuria e all’autosberleffo ogni qual volta si accorge di aver violato le norme del comportamento proletario (e gli capita di farlo non da “anti” ma da uomo comunemente imbrigliato negli affetti familiari e dall’amicizia), Bobo intesse sempre più palesemente i suoi moniti all’apparato perchè non perda di vista il socialismo dal volto umano.

Le grandi strisce dei suoi “cartoons” esposti fino a qualche giorno fa in una bellissima e divertente mostra alla “Soffitta” di Colonnata, danno la possibilità di un esame esteso della vena di Staino, del modo col quale i problemi del quotidiano vengono demitizzati o posti sotto tutela dalla sua satira: una satira che non è al fulmicotone , come direbbero certi cronisti sportivi, ma bisognosa di spazio e di tempo per esprimere interamente la sua efficacia; esige una “storia”, insomma, secondo la più autentica e valida tradizione del fumetto. Anche l’ampia identificazione del personaggio Bobo con l’autore Staino è motivo di simpatica attrazione che coinvolge in sempre maggiore misura l’osservatore, a sua volta indotto a considerare certe connessioni e riferimenti comportamentali che incosapevolmente vanno facendo della sua persona un nuovo e impensato alter-ego di Bobo.

E c’è il fumetto simpaticamente paradossale “Estasi 1983”. Ilaria è tenuta misteriosamente chiusa in casa e data per indisposta anche a scuola, da diversi giorni, suscitando apprensioni all’esterno (le compagne di scuola e soprattutto la vicina di casa, Erna, che sottopone Bobo a un “interrogatorio di terzo grado”) e discussioni in casa. Bobo sembra irremovibile e giustifica il proprio comportamento: se la stampa reazionaria venisse a conoscere i motivi per cui si è resa indispensabile quella reclusione, solleverebbe un putiferio del demonio proprio in un momento delicato come quello della vigilia elettorale. In camera sua, tra balocchi e televisione, Ilaria spiega a Michele, ottenutone il giuramento che non si rivelerà il segreto, come e qualmente sia riuscita a non andare a scuola provocando il provvedimento precauzionale imposto dai genitori. “Ho detto al babbo che mi è apparsa la Madonna”.

E’ un modo semplice, dunque, scherzosamente allusivo, protagonista un uomo (vero, positivo, lo definisce Vinicio Berti nella presentazione della mostra), molto lontano, malgrado qualche ingannevole apparenza, da quello del “Dio ti vede, nella cabina elettorale, ma Stalin no”. E’ un uomo che, con qualche pesante nostalgia per il Sessantotto, vede le cose attraverso la sua condizione mutata col volgere del tempo e degli umori.

Tommaso Paloscia

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