da Il Tirreno, 4 agosto 2006 intervista di Mario Lancisi

Uno spettro si aggira nella sinistra: il Beriatravaglio. Si tratta di uno strano animaletto, incrocio tra il giustizialismo di Marco Travaglio e l'oppressione poliziesca di Lavrenty Beria, il capo della polizia segreta sotto Stalin. Lo ha disegnato Sergio Staino, il padre di Bobo, per le pagine domenicali dell'Unità e ne è sortita una polemica a sinistra dai toni accesi, quasi violenti. Sullo sfondo il tema dell'indulto che ha lacerato la sinistra, perennemente divisa tra garantismo e giustizialismo. Ma cos'è il Beriatravaglio? Lo abbiamo chiesto a Staino.

Perché ce l'ha tanto con Travaglio?

«In molti hanno interpretato le mie tavole di domenica sull'Unità come un attacco a Travaglio, ma non è così. La verità è che non sono né amico né avversario di Travaglio. L'ho conosciuto tramite Sabina Guzzanti, di cui lui è uno degli autori. In tutto l'avrò incontrato un paio di volte. Tutto qui».

Dica la verità: detesta Travaglio?

«La sua denuncia delle malefatte di Berlusconi e, più in generale, i suoi articoli contro la corruzione e i corrotti mi piacciono anche per la scrittura brillante, ironica, sarcastica. Mi lascia invece perplesso il suo atteggiamento di fondo, perché lui vede inciuci e intrallazzi da tutte le parti. Lo trovo qualunquista, giustizialista, esagerato. Travaglio è un bravo giornalista, ma secondo me è di destra. Non può diventare una bandiera per la sinistra».

Scrive sull'Unità.

«Sono d'accordo che l'Unità, un giornale aperto, gli dia spazio. Ma da qui a farlo diventare un'icona della sinistra ce ne corre. E il rischio è proprio questo: che l'animaletto Beriatravaglio si impossessi della sinistra o almeno della sua parte più debole e settaria».

Non ce l'ha con Travaglio ma con i ''travaglini''

«Proprio così. La mia tavola di domenica sull'Unità non intendeva attaccare il giornalista, ma i militanti di sinistra con venature massimaliste, spesso frustrati, confusi, che si fanno incantare dall'animaletto Beriatravaglio e che in nome della bandiera della legalità finiscono per sostenere un giustizialismo fanatico».

La legalità è un valore anche per la sinistra?

«Certo. Però una sinistra che inneggia alle forche alzate, anche se dinanzi a sé c'è Previti o il mostro di Firenze, a me non piace. La mia sinistra è figlia della tolleranza di Voltaire e ha come valori fondanti quelli della libertà, dei diritti civili, della giustizia e uguaglianza sociale e della solidarietà. Allora io dico: alcune battaglie di Travaglio sono anche le nostre, ma non possiamo esaurire il nostro impegno politico su questo unico aspetto. Dobbiamo costruire qualcosa, dobbiamo aprire strade per un futuro diverso, dobbiamo lasciare ai nostri figli una speranza, un segno, un qualcosa di più grande eterno e nobile che una triste e povera forca. E in questo Travaglio non può aiutarci. Non può essere lui a darci la linea. Per una ragione, ripeto, molto semplice: Travaglio è di destra mentre noi siamo di sinistra».

Lei però ha dato del Beria a Travaglio: non è un grande complimento.

«Travaglio non è Beria, ci mancherebbe. Quello che io ho disegnato è un animaletto tentatore della sinistra che innesta il giustizialismo di Travaglio nella tradizione stalinista. Bisogna che la sinistra rafforzi i suoi anticorpi contro il virus del Beriatravaglio. Questo è il messaggio di fondo delle mie tavole».

L'hanno accusata di essere Sofri-dipendente.

«Non sopporto questa manìa tipicamente italiana di vedere il mandante anche là dove non c'è. Sofri è un carissimo amico, abitiamo vicino, i miei figli lo chiamano zio, ma io ormai sono vecchio e riesco a ragionare con la mia testa».

L'indulto è di destra o di sinistra?

«L'indulto in sé non è né di destra né di sinistra. La motivazione è invece molto nobile e si ispira al valore della tolleranza che appartiene alla sinistra. Vorrei ricordare che Mario Gozzini, l'ideatore della legge che prende il suo nome e che punta al recupero del detenuto, è stato un senatore della sinistra. Voglio dire che per noi di sinistra i detenuti non sono uomini da issare su una forca ma da recuperare alla società. Il carcere non può essere un luogo di pena ma di riscatto».

L'indulto quindi è una grande conquista?

«La sinistra lo deve difendere con più coraggio. Poteva essere fatto anche meglio, non lo discuto. E' frutto di un compromesso dovuto alla legge approvata nel 1992, al tempo di Tangentopoli, che richiede la maggioranza dei due terzi. Una legge sbagliata perché per approvare l'indulto ha costretto la sinistra a compromessi che potevano essere evitati con la maggioranza semplice».

I lettori dell'Unità sembrano schierati più dalla parte di Travaglio.

«Guardi, i sondaggi e le lettere ai giornali non rappresentano il sentimento predominante della gente. Io sono convinto che a sinistra i valori della tolleranza e della solidarietà siano largamente dominanti. Poi, certo, ci sono anche quelli che sono affetti dal Beriatravaglio...».

Tipo quelli che le hanno tolto il saluto.

«Certo. Un carissimo amico mi ha telefonato a mezzanotte per dirmi che sono un miserabile e che con Sofri anch'io sono ormai a libro paga di Ferrara. Non mi ha dato il tempo di fiatare: ha detto di non farmi più vivo con lui e ha riattaccato il telefono».

Brutto virus il Beriatravaglio.

«Eh sì, proprio brutto».

<< PRECEDENTE