Io, molto Bobo

Staino si specchia nel suo personaggio: “Affascinato dal riflusso, ma non in ginocchio”
la lettera, tirata fuori da quel tubo arrivato in redazione, veniva da S.Martino alla Palma (Fi), località a me ignota. E anche la firma non mi diceva molto: Sergio Staino. Non lo conoscevo proprio. Ma ci pensava lui a fare le presentazioni: “2 righe sull’autore delle strisce qui allegate: età 39 anni / dottore in architettura, insegnante di educazione tecnica... Dal ‘61 iscritto al PCI e ora nuovamente nella sua area... Dal ‘69 militante di uno dei più settari , dogmatici e inutili gruppi m-l: il PCD’I-Nuova Unità.
“1969: rottura con molte cose, tra cui Linus (di cui conserva però le prime annate) e con il raffinato disegno “borghese” che pure gli piaceva tanto...

“Liberatosi da quest’incubo il 1° maggio (bella data) di quest’anno... dopo una lunga, piacevole e salutare vacanza sul mare di Sardegna (dopo anni di delegazioni in Albania...) ha ridato sfogo agli istinti più bassi tentando di far uscire il disegno dall’estemporaneità e portarlo a livelli professionali. Questa striscia vagamente (ma non molto vagamente) autobiografica è nata in ottobre e pensa di svilupparla quotidianamente... I personaggi e il “tratto” hanno alle spalle alcune “vignette bolsceviche” (molto ammirate a Tirana e solo a Tirana), soprattutto anni di schizzi e caricature fatti durante le riunioni (sfuggendo alla terribile critica di “liberalismo”... perchè alle riunioni si sta seri e si prendono appunti...) ... Beh, ti rendi conto che certe cose bruciano ancora e forse non ti interessano...

“Ma da questo punto di vista l’autore è molto “bobo”... Molto molto abbruciacchiato, di fronte a un riflusso che ha raggiunto il culmine.... Un riflusso da prendere in considerazione senza sfociare ... nel qualunquismo. Un Bobo, insomma, tutt’altro che in ginocchio... (almeno lo spera!!).
“A te chiede in giudizio e molti consigli e... poi vedi tu. Ciao...”.

Si era alla fine del 1979, il primo anno di Linus rimpicciolito per motivi stategici che la numerosa redazione di allora composta da estete raffinate e aggressive non aveva molto gradito. E, per dir la verità, neppure il mio socio al 97%: Tanto che un elegante e fascinoso funzionario soprannominato Nureiev per la destrezza con cui aggirava i guai, mi aveva fatto firmare un foglio in cui mi assumevo ogni responsabilità del cambiamento di formato. Ma pensavo di risparmiar sulla carta per pagar di più gli autori. E che, insomma, il formato Topolino fosse il più adatto per un giornale letto da studenti e militari di leva. La redazione era così un poco prevenuta sul mio gusto. E qualcuna avanzò legittime critiche sul segno delle strisce di Sergio Staino, ma io ero restato folgorato. Con un nasone enorme , occhiali come fanali e una foresta di capelli e peli sempre fuoriposto, Sergio Staino si svillaneggiava nella prima striscia in un Bobo alla ricerca di un’identità.

Con la testa appoggiata alle mani, i gomiti puntati si una scrivania cosparsa di libri e di altra cartacce, Bobo pensava e si diceva, chiedendo in qualche modo se non aiuto, almeno comprensione. “...Da piccola mia madre trovò una pansé nel libro di suo papà... Io ricordo di aver trovato un vecchio scarpone in soffitta... Mia figlia l’altro ieri ha trovato il mio eskimo in fondo all’armadio... da due notti mi chiedo: vi è un nesso logico in ciò?...”.

Bobo era immerso in un nugolo di dubbi. Quel che aveva passato fingendo di far politica e di avere una fede si rivelava un mucchio di stupidità: i “60.000 giovani al concerto di Patty Smith... incredibile... inconcepibile... e il pci che promuove queste esaltazioni dei miti borghesi... almeno selezionare un po’... personalmente, ad esempio, sto riscoprendo Humphrey Bogart...”. “Così quel revisionista di Paolino è arrivato alla regione... quello stronzo di Antonio segretario regionale... il Marco presidente dell’Azienda... Gigi a Milano direttore di banca... Pierino a “Panorama”... Proprio come il Gastone di Petrolini... A lui lo aveva rovinato la guerra... A me la Cina...”.

Si incazzava e solo raramente trovava il conforto di un’opinione da ribadire con sicurezza: “certo che conosco Ingmar Bergman!... Ho visto milioni di suoi film!... E’ uno dei pochi punti fermi che mi rimangono... Nonostante il riflusso mi sento ancora di urlarlo:... Che palle!!!”. “sì bisogna proprio che esca da queste quattro mura... Frequentare altra gente, andare a qualche festa... Ho un handicap: non so ballare... Ciao mamma, sono io... no, no... mi sento bene... no, non ho nemmeno litigato con Bibi... E’ una cosa molto più delicata... Te la sentiresti di darmi delle lezioni di ballo...?”. La disgrazia di Bobo era dopotutto che la fede non lo aveva completamente abbandonato. E continuamente ritornava a tormentarlo anche nei momenti meno opportuni. Bobo sragionava, si pentiva , si accusava, si tradiva, mentre tutto si sfasciava intorno a lui. “Vengo ora dall’ambasciata Sovietica ...” gli diceva il suo amico Molotov... “ogni tanto fa bene respirare aria pulita.. sentire pulsare il ritmo dell’ottobre di Lenin... Baluardo della lotta...” continuava a declamare Molotov... “Ehi ma con chi hai parlato”, si stupiva Bobo!... Molotov era serafico:...”Con nessuno, erano in ferie...”.

Incaricato dagli Editori Riuniti di fare una prefazione a un volume di Sergio Staino Bobo Le Storie, il regista Ettore Scola, imbarazzato, prova a ribaltar le parti. “Vengo con questa mia per dirti di scriverla tu, la prefazione”, dice Ettore Scola a Sergio Staino, “come ti pare, con dentro tutti gli elogi che ti spettano, con le dovute considerazioni sulla grazia del tuo segno grafico, sempre essenziale ma allusivo ad ambienti e atmosfere, a precedenti conseguenze presenti, a ben guardare, in ogni tua vignetta. Elabora qualche acuta riflessione sul valore politico degli “editoriali” di Bobo, metti in rilievo il peso che essi hanno avuto nelle nuove capacità del nostro parrtito e, perchè no? nell’avvio del suo rinnovamento (sia pure in cambio di qualche voto prestato in giro qua e là). Riconosciti il merito di aver evocato tremori dubbi e sdegni di schiere di compagni quarantenni (e cinquantenni) che hai fatto sdraiare sulle tue strisce, in terapia analitica colletiva. Inserisci qualche elegante accenno alle contrastate vicende di Tango e alle censure minacciate fin dal suo primo lunedì di vita , amplificate nei corridoi e nei fogli concorrenti: Tango chiude, Natta è offeso, Chiaromonte furibondo; si cambia direttore: via Staino, arriva Serra. D’Alema gliel’ ha giurata, due pagine di meno, no due in più: ma Occhetto che dice? si chiude, si continua... non se ne può più...”: Il primo giornale a cui Sergio Staino ha collaborato è stato Linus , nel 1979, il secondo è stato dopo trattative, assaggi e diffidenze reciproci e patteggiamenti quasi infiniti L’Unità ...

Nel 1984 Sergio Staino ha ricevuto il maggior riconoscimento per la Grafica al Premio della Satira Politica di Forte dei Marmi con una singolare motivazione: “Per aver introdotto l’umorismo, la malinconia, la riflessione nel Partito Comunista , sperimentando l’autosatira, facendo capo all’Eautontimercumenos, tenero e inflessibile punitore di se stesso...”. Sergio Staino non si era accontentato di introdurre nell’organo del partito le ridicole e dolenti esperienze del velleitario Bobo ma un intero supplemento concorrente Tango che ipotizzava una satira politica più vicina alla verità. Poteva ritenersi arrivato? In un’intervista concessa proprio a Tuttolibri in occasione del premio, alla domanda : “Satira disegnata, satira scritta. Qual è quella più efficace?” rispondeva: “Quella scritta è più difficile. Il disegno cattura la disponibilità del lettore. Ho visto proprio alla Festa dell’Unità che, confrontando le mie vignette con certi articoli di Michele Serra, che erano in sintonia, c’era più imbarazzo sulla parola scritta. La parola scritta è ancora un tabù, c’è un atteggiamento più serioso verso la parola stampata. Bobo sull’Unità può dire cose che altri non possono scrivere...”.

Poco tempo dopo, Tango fu chiuso e sostituito sull’Unità da un nuovo inserto diretto dal principale collaboratore di Tango: Michele Serra, che prima o poi si sarebbe staccato dal marsupio: Cuore con straordinario successo. Ma tutto ha una fine a questo mondo . Da allora Sergio Staino ha collaborato a tutti i gionali che glielo hanno chiesto, purchè rispettassero le sue opinioni. Non si rivolge più solo agli ex compagni, si rivolge a tutti e parla per tutti. Cuore, alla fine, è morto . C’è ancora speranza? Chissà se uscirà il prossimo numero di Linus.

Oreste del Buono

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